Mirko Di Maria

Il D.P.R. n. 247 del 23 luglio 2004, mira ad eliminare la consistente presenza negli archivi delle Camere di commercio delle imprese inattive, la quale comporta inutili oneri amministrativi e finanziari per la gestione dei registri, provoca elementi di incertezza nel regime di pubblicità delle imprese e distorce i dati sulla realtà economica del Paese. Il decreto mira pertanto alla cancellazione d’ufficio dal registro delle imprese di posizioni individuali e societarie non più attive previsto dalla Legge n. 340 del 2000. Con particolare riferimento all’art. 3 del sopra evidenziato decreto, viene sancita la cancellazione della società semplice, della società in nome collettivo e della società in accomandita semplice. Il procedimento per la cancellazione è avviato quando l’ufficio del registro delle imprese rileva una delle seguenti circostanze:

  • irreperibilità presso la sede legale;
  • mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi;
  • mancanza del codice fiscale;
  • mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi;
  • decorrenza del termine di durata, in assenza di proroga tacita.

I soggetti abilitati a rilevare le circostanze evidenziate sono solamente l‘Ufficio del Registro delle Imprese ed altri pubblici uffici come evidenzia di seguito l’articolo, ma sembrerebbe non potersi escludere la possibilità di segnalazione da parte di privati se corredata da comprovante documentazione. Rimane comunque fermo il principio per cui l’iniziativa della cancellazione spetta al Registro delle Imprese.  (altro…)

C’è una questione attinente al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile che, sulla base dell’attuale formulazione del Ddl. di stabilità 2015, dovrebbe interessare anche il prossimo regime fiscale agevolato per autonomi che potrà essere applicato dal 2015.
Il dubbio riguarda il requisito della novità dell’attività intrapresa, in base al quale il contribuente non deve aver esercitato nessuna attività d’impresa, arte o professione, anche in forma associata o familiare, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività per cui si intende adottare il regime agevolato.
Si ricorda che nel nuovo regime, operativo dal 2015, tale requisito, unitariamente a quello relativo alla “mera prosecuzione”, non rappresenta elemento necessario ai fini dell’accesso, bensì consente solo di ridurre di un terzo il reddito su cui applicare il coefficiente di redditività per i primi tre anni di attività.
Ci si chiede, in particolare, come il requisito in questione debba essere considerato nel caso di avvio di una seconda attività d’impresa o di lavoro autonomo da parte del soggetto che già si avvalga del regime agevolato. Se il requisito dovesse essere verificato anche per la seconda attività, si verificherebbe una preclusione al regime rispetto a quest’ultima dato lo svolgimento di un’attività d’impresa o lavoro autonomo nei tre anni precedenti. Tale conclusione, frutto di un’applicazione rigorosa della norma, non è sostenibile.
È assodato che il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile sia applicabile in caso di esercizio contemporaneo di due o più attività. L’art. 2 comma 1 lett. b) del DM 2 gennaio 2008 specifica che, in caso di esercizio contemporaneo di più attività, per il computo del limite dei ricavi o compensi (pari a 30.000 euro), si assume la somma dei ricavi e compensi relativi alle singole attività (nel nuovo regime agevolato per autonomi, in caso di esercizio contemporaneo di più attività, si assume come limite massimo di ricavi o compensi il più elevato tra quelli previsti dall’apposita Tabella per le attività svolte). (altro…)

Studi di settore, parte il restyling

Restyling degli studi di settore. Addio (in prospettiva) agli scontrini fiscali con la tracciabilità. Più impulso alle autocorrezioni grazie al nuovo ravvedimento lungo. Disciplina dell’abuso del diritto (ormai in dirittura d’arrivo) per dare maggiori certezze a fisco e imprese. Contrasto sempre più specializzato alle frodi interne e internazionali. Sono le direttrici tracciate dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in un seminario sulla lotta all’evasione che si è svolto ieri in commissione Finanze alla Camera.
Per gli studi di settore stavolta non si tratterà solo di un aggiornamento per tener conto della (peggiorata) situazione economica ma di un cambiamento di filosofia nell’utilizzo dello strumento. Da un lato, dovrà essere sempre più utilizzato per “accompagnare” alla compliance i contribuenti. Dall’altro, la funzione di accertamento in senso stretto, ormai scemata da qualche anno (nel 2013 gli accertamenti sono stati poco meno di 11mila con una riduzione di circa due terzi rispetto al 2010) anche per effetto delle sentenze a sezioni Unite della Cassazione del dicembre 2009, lascerà il posto a un ruolo più di aiuto a una più mirata identificazione dei soggetti da sottoporre a controllo. «Studi di settore profondamente rinnovati – ha affermato il numero uno delle Entrate – possono rappresentare un efficace strumento per indicare preventivamente il potenziale risultato, anche fiscale, che deriva dall’impiego dei fattori della produzione». Inoltre, a suo avviso, «gli studi rivisitati possono costituire un valido ausilio alle imprese per la propria crescita e la corretta gestione». E, in questo modo, «si esalta la capacità di utilizzo dello strumento quale ausilio alla selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo». Ma c’è di più. Perché la rivisitazione degli studi potrebbe andare di pari passo con una rimodulazione della platea dei soggetti (attualmente circa 3,6 milioni tra imprese e professionisti) obbligati a compilare Gerico. In tal senso va la riforma del regime dei minimi nel Ddl di Stabilità (ricordata dalla stessa Orlandi nel corso del suo intervento) che potrebbe “attrarre” nuove mini-partite Iva nell’area dell’esenzione dagli studi di settore. (altro…)

Con l’approvazione definitiva del decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali cambiano volto le comunicazioni delle operazioni IVA con i paradisi fiscali disciplinate dall’art. 1 del DL 40/2010. Le novità riguardano la periodicità, che passa da mensile o trimestrale ad annuale, e la soglia minima al di sotto della quale il monitoraggio non è obbligatorio, elevata da 500 euro a 10.000 euro; entrambe le novità si applicano alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento, che salvo improbabili ritardi nella pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dovrebbe essere il 2014.
Anche a seguito delle suddette novità rimangono, però, punti dubbi che è opportuno riepilogare.
Il primo riguarda proprio la decorrenza: se la periodicità passa ad annuale dal 2014, ciò significa che a rigore imprese e professionisti dovranno presentare una comunicazione “riepilogativa” di tutto il 2014, dopo avere già presentato ormai la gran parte delle comunicazioni su base mensile o trimestrale. Se l’Agenzia delle Entrate riterrà, con un’apertura che potrebbe essere auspicabile, che la presentazione di tutte e 12 le comunicazioni relative al 2014 (o tutte e 4, per i soggetti trimestrali) si possa considerare “sostitutiva” della nuova comunicazione annuale, potrebbe quindi risultare opportuno continuare ad osservare le vecchie scadenze sino a tutto il 2014 (in caso contrario, nella comunicazione annuale occorrerà fare una “cernita” delle operazioni superiori a 10.000 euro già comunicate). Di converso, la comunicazione annuale potrebbe essere opportuna per inserire movimenti (superiori a 10.000 euro) non comunicati per errore nei modelli mensili o trimestrali. (altro…)

Il nuovo “regime fiscale agevolato per gli autonomi” deve essere rivisto, sia per il rischio di accrescere l’incentivo a occultare parte dei ricavi al fine di rimanere entro le soglie stabilite, sia perché sarebbe necessario un intervento sul loro ammontare. In sintesi, sono queste due delle criticità della disposizione in materia nel Ddl. di stabilità evidenziate nel corso delle oltre 20 audizioni svoltesi tra lunedì e ieri in Commissione Bilancio alla Camera, dove questa settimana è cominciato l’esame del provvedimento (A.C. 2679-bis).
L’art. 9 del Ddl., attuando una parte dei contenuti delle legge delega di riforma fiscale (L. n. 23/2014) istituisce, per gli esercenti attività d’impresa e arti e professioni in forma individuale, un regime forfetario di determinazione del reddito da assoggettare a un’unica imposta sostitutiva di quelle dovute con l’aliquota del 15%. Per accedere al regime agevolato (che costituisce il regime “naturale” per chi possiede i requisiti) sono previste soglie di ricavi diverse a seconda del tipo di attività esercitata. Tali soglie variano da 15.000 euro per le attività professionali a 40.000 per il commercio.
Nel dettaglio, dal 2015, il nuovo regime dovrebbe sostituire i regimi “di favore” vigenti, ossia il regime agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo, il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, il regime contabile agevolato (per gli “ex minimi”). Nel nuovo regime, poi, si prevede una specifica disciplina di vantaggio per chi inizia una nuova attività: per i primi tre anni il reddito imponibile è ridotto a un terzo.
Al nuovo regime unico, dunque, si dovrebbe poter accedere in caso di ricavi o compensi non superiori a soglie predeterminate (in base ai codici ATECO relativi all’attività esercitata) e spese per lavoro accessorio e beni strumentali rispettivamente non eccedenti i 5 mila e 20 mila euro. In particolare, per i professionisti, il limite massimo di ricavi o compensi scenderebbe da 30 a 15 mila euro, mentre l’aliquota applicata verrebbe portata al 15% (anziché il precedente 5%). I costi sostenuti, inoltre, non si potrebbero dedurre singolarmente, ma verrebbero calcolati a forfait, in base a un codice di redditività che, per i professionisti, sarebbe pari al 78%. (altro…)

La comunicazione telematica delle lettere d’intento sarà effettuata direttamente dall’esportatore abituale a partire da quelle relative al 2015. Il fornitore potrà quindi emettere fatture senza addebito di Iva dopo aver ricevuto dall’esportatore abituale (e riscontrato telematicamente) la lettera d’intento e la relativa ricevuta telematica. L’articolo 20 del decreto semplificazioni, approvato definitivamente giovedì scorso, riscrive completamente la procedura attraverso cui l’esportatore abituale può beneficiare dell’acquisto di beni e servizi in regime di non imponibilità Iva. In particolare, viene abolito l’obbligo di comunicazione dei dati delle dichiarazioni d’intento ricevute da parte del fornitore dell’esportatore abituale.
La comunicazione telematica da parte dell’esportatore deve essere effettuata per le lettere d’intento che esplicano efficacia a partire dal 2015. Pertanto, letteralmente, dovrebbero rientrarvi anche quelle eventualmente emesse alla fine del 2014, ma relative a operazioni da effettuarsi a partire dal 1° gennaio 2015.
Una volta inviata la comunicazione, l’agenzia delle Entrate rilascia la ricevuta. L’esportatore abituale, al fine di richiedere la non applicazione dell’Iva al proprio fornitore/prestatore, gli consegna il modello trasmesso telematicamente e la ricevuta. Solo dopo aver ricevuto e controllato questi documenti il fornitore/prestatore potrà emettere fattura senza l’addebito di Iva, con la dicitura «operazione non imponibile». (altro…)

In questi ultimi anni, in cui molte imprese presentano squilibri finanziari nella gestione, a causa della riduzione dei fatturati e dell’incremento del tempo medio di incasso dei crediti verso i clienti, numerose sono quelle che hanno ricevuto supporto finanziario da parte dei soci, che possono essere sia persone fisiche, sia la società controllante.
Più opportuna sarebbe, in tali casi, la scelta di un versamento a titolo di capitale di rischio, al fine di migliorare la solidità dell’impresa (va infatti ricordato che, nelle società a responsabilità limitata, tali finanziamenti sono da considerare, in presenza di squilibrio finanziario, postergati, ai sensi dell’art. 2467 c.c. ).
L’individuazione della corretta classificazione di tali voci nello Stato patrimoniale non è sempre agevole. Mentre non si presentano difficoltà nel distinguere tra i “versamenti in conto capitale”, che devono essere indicati in modo distinto nella voce “A.VII – Altre riserve” del passivo, e i finanziamenti ottenuti da soci persone fisiche, da classificare nell’apposita voce “D.3. – Debiti verso soci per finanziamenti”, non è immediata l’individuazione della corretta classificazione del finanziamento qualora sia stato ottenuto dalla società controllante.
A tal proposito, il nuovo OIC 19 “Debiti” precisa che, nella voce “Debiti verso soci per finanziamenti”, devono essere classificati i prestiti che i soci effettuano nei confronti della società, sia fruttiferi, sia infruttiferi, così come i finanziamenti effettuati da un socio che è anche una società controllante (OIC 19, § 13).
Con riferimento ai versamenti da parte dei soci non a titolo di finanziamento, i principi contabili precisano che le “riserve per versamenti effettuati dai soci” sorgono in occasione di apporti dei soci effettuati con una destinazione specifica, quali (OIC 28, § 16): (altro…)

«Diciotto miliardi di tasse in meno. La più grande riduzione mai fatta da un governo in un anno». Questo l’annuncio del premier, Matteo Renzi, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di stabilità. «Abbassare le tasse non è di sinistra né di destra, ma da persone normali perché si era arrivati a un livello pazzesco» ha aggiunto Renzi.

Manovra da 36 miliardi
Una manovra da 36 miliardi di euro, 6 miliardi in più rispetto ai 30 annunciati, coperta con 15 miliardi di spending review, 11,5 miliardi di spazio sul deficit, 3,6 miliardi di tassazione delle rendite finanziarie, 3,8 miliardi dalla lotta all’evasione, 600 milioni dalla banda larga e 1 miliardo dalle slot machine. E con «18 miliardi di tasse in meno» appunto, come ha spiegato il premier. Confermati il trasferimento del Tfr in busta paga per chi lo vorrà, il bonus da 80 euro (che diventa stabile) per rilanciare i consumi, e l’intervento sull’Irap (da cui viene cancellata la componente lavoro). Nella manovra pure gli incentivi per chi vuole assumere a tempo indeterminato, che non dovrà pagare per i primi tre anni i contributi. E il premier si è rivolto direttamente agli imprenditori: «Tolgo l’articolo 18, i contributi e la componente lavoro dall’Irap. Cosa vuoi di più. Per chi vuole assumere verranno meno tutti gli alibi» ha detto Renzi.

Alla Ue: «Circostanze straordinarie per Italia»
Illustrando la legge di stabilità il premier ha aggiunto: «Passeremo dal 2,2 al 2,9 per cento di rapporto deficit/Pil. Renzi ha quindi spiegato: «Nella lettera alla commissione noi pensiamo che per l’Italia valgano la duplice categoria delle circostanze straordinarie: riforme strutturali e situazione economia. La situazione è evidente, abbiamo inserito un aggiustamento strutturale ma siamo comunque disposti a dialogare con la commissione di oggi e domani». Poi ha assicurato:«Noi siamo dentro il rispetto delle regole europee per come la Ue le ha spiegate». Secondo il Wall Street Journal però la manovra del governo «potrebbe portare l’Italia, assieme alla Francia, in rotta di collisione con i vertici dell’Unione europea».

Il bonus
Gli 80 euro diventano stabili ma `cambiano pelle´, diventando una detrazione, non più un bonus aggiuntivo (quindi una minore entrata, non una maggiore uscita in linea con la Ue). Non cambia invece la platea. «Per il bonus 80 euro sono 9,5 miliardi. Speravo fossero 10 ma sono comunque la conferma sistematica del bonus alla faccia di tutti quelli che hanno detto che non ce la facciamo» le parole di Renzi dopo il Cdm. (altro…)

Premessa – Per poter accedere al nuovo regime forfettario il costo complessivo dei beni strumentali al 31.12, al lordo dell’ammortamento, non deve essere superiore a € 20.000. Ai fini del computo del valore dei beni strumentali non si considerano quelli di costo pari o inferiore a € 516,46, mentre si considerano al 50% quelli a uso promiscuo (autovetture, telefoni cellulari, altri beni utilizzati promiscuamente). Per i beni in locazione o in comodato si considera il valore normale. I beni immobili non hanno comunque rilevanza, qualsiasi sia il titolo di possesso.

Nuovo regime forfettario – Come noto, il disegno di legge di stabilità 2015 contiene una profonda riforma dei regimi fiscali agevolati. L’intento dell’Esecutivo è quello di ridurre i regimi fiscali esistenti. Secondo la bozza del testo legislativo approvata dal governo dal 1° gennaio 2015 verranno abrogati l’attuale “Regime dei minimi” e il regime delle “nuove iniziative produttive” per essere sostituiti da un nuovo regime semplificato. (altro…)

La redazione del bilancio d’esercizio 2015 risulta interessata da numerose novità.
Infatti, oltre alle modifiche introdotte dalle nuove versioni dei principi contabili nazionali, le società che non applicano gli IAS/IFRS dovranno pubblicare il proprio bilancio desercizio in Xbrl.
In particolare, tale formato interesserà non solo gli schemi ma, per la prima volta, anche la nota integrativa.
La settimana scorsa, Xbrl Italia ha licenziato la nuova tassonomia che codifica sia i prospetti che la nota integrativa del bilancio d’esercizio e di quello in forma abbreviata.
Quest’ultima novità non interessa il bilancio consolidato che continuerà ad essere pubblicato con la nota integrativa in formato PDF/A (per gli schemi continua ad essere utilizzato il formato Xbrl).
La nota integrativa costituisce la chiave di lettura degli schemi di bilancio in quanto ne approfondisce il contenuto attraverso sia la descrizione della composizione delle singole voci che l’illustrazione di elementi aggiuntivi rispetto alle informazioni contenute nello stato patrimoniale e nel conto economico.
Come noto, il formato Xbrl risulta elaborabile con la conseguente possibilità del lettore del bilancio di effettuare più facilmente analisi rispetto al documento in PDF/A.
Quest’ultimo, infatti, necessita di una copiatura, spesso laboriosa, in altri formati poiché non direttamente elaborabile. (altro…)