Mirko Di Maria

L’Inps rilancia la «busta arancione»

L’Inps sta sperimentando la “busta arancione” cioè il sistema di calcolo che consentirà ai lavoratori di ottenere una proiezione della loro pensione futura. Che non sarà inviata per posta, ma potrà essere ottenuta direttamente online. L’obiettivo è far partire il sistema l’anno prossimo, dopo 19 anni di annunci e attese.
Alcuni dettagli di questa fase di pre-lancio sono stati forniti ieri dal direttore regionale Inps dell’Emilia Romagna, Giuliano Quattrone in occasione del convegno «Previdenza in tour» organizzato dalla Cassa nazionale di previdenza dei commercialisti a Bologna. La sperimentazione di «Simula», questo il nome del progetto per il calcolo della pensione futura, coinvolge circa 10mila lavoratori che hanno già utilizzato il Pin personale per accedere ai servizi online disponibili sul sito dell’istituto di previdenza. Si tratta di individui con contributi versati interamente all’istituto di previdenza (non spezzettati quindi anche in altri enti), con una situazione definita e vicini alla pensione (come aveva già affermato il mese scorso il commissario dell’istituto di previdenza, Tiziano Treu).
Partendo dall’estratto conto previdenziale, visibile a tutti sul sito dell’Inps, la nuova applicazione fa un passo in più, elaborando una proiezione dei contributi che ancora mancano alla pensione e calcolando l’importo dell’assegno. Per gli anni a venire il sistema utilizza come scenario di riferimento quello “standard” adottato dalla Ragioneria generale dello Stato per effettuare ogni anno le previsioni a medio-lungo termine, ma dà la possibilità di intervenire su alcuni parametri, quali, per esempio, l’andamento della retribuzione. (altro…)

Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto con una serie di modifiche riguardanti la normativa delle società di comodo. Le ultime modifiche sembrano tenere conto della crisi economica: il decreto sulle semplificazioni fiscali, infatti, sembra aver allentato la “stretta”.
L’intervento riguarda le società in perdita sistematica che, prima dell’approvazione del predetto decreto si consideravano non operative se presentavano per tre periodi di imposta consecutivi una dichiarazione con l’indicazione di una perdita fiscale, ovvero due dichiarazioni con perdita fiscale ed una con reddito fiscale inferiore a quello minimo. In tale ipotesi la società si considerava non operativa con decorrenza dal quarto anno (il primo esercizio successivo al triennio considerato).
Il risultato dell’esercizio da prendere in considerazione non è quello civilistico, ma è necessario tenere conto delle variazioni fiscali (in aumento ed in diminuzione). Pertanto assume rilievo solo la perdita o l’utile fiscale su cui calcolare le imposte.
Il decreto legislativo recante semplificazioni fiscali ha esteso il periodo di osservazione da tre a cinque anni. Non si tratta, in verità, di una semplificazione, ma di una disposizione che ha tenuto presumibilmente in debita considerazione la crisi economica degli ultimi anni. Inoltre, se in uno dei cinque periodi di imposta all’interno del quinquennio la società evidenzia un utile fiscale, i precedenti risultati negativi si azzerano completamente e inizia a decorrere un nuovo quinquennio. Ad esempio se la società dichiara una perdita nel 2013, una perdita nel 2014 ed un utile nel 2015, i cinque anni di osservazione partono nuovamente dal 2016 fino al 2020.
In pratica con l’estensione di tale periodo la società può più probabilmente chiudere un periodo di imposta con un utile fiscale e quindi più difficilmente essere considerata non operativa. (altro…)

In questi giorni sta suscitando una certa preoccupazione tra imprese e professionisti una disposizione inserita in sede di conversione nella L. 164/2014 del DL 133/2014 (c.d. “Sblocca Italia”) relativa alla tracciabilità dei flussi finanziari nel settore del trasporto ed operativa dallo scorso 12 novembre.
Nello specifico, ai sensi dell’art. 32-bis comma 4 del citato provvedimento, al fine di assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari finalizzata alla prevenzione delle infiltrazioni criminali e del riciclaggio del denaro derivante da traffici illegali, tutti i “soggetti della filiera dei trasporti” provvedono al pagamento del corrispettivo per le prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto di merci su strada, di cui al DLgs. 286/2005, utilizzando strumenti elettronici di pagamento, ovvero il canale bancario attraverso assegni, bonifici bancari o postali, e comunque ogni altro strumento idoneo a garantire la piena tracciabilità delle operazioni, indipendentemente dall’ammontare dell’importo dovuto.
Per le violazioni di tali prescrizioni si applicano le disposizioni dell’art. 51 comma 1 del DLgs. 231/2007, ai sensi del quale, i destinatari del DLgs. “antiriciclaggio”, inclusi gli iscritti a un ODCEC, che, nell’esercizio della propria attività professionale, hanno notizia di infrazioni alle disposizioni, tra le altre, in tema di limiti all’utilizzo del denaro contante, ne riferiscono entro trenta giorni alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato per la contestazione e gli altri adempimenti previsti dall’art. 14 della L. 689/1981.
La nuova previsione normativa desta non poche perplessità. (altro…)

In sede di approvazione in Parlamento del disegno di legge di stabilità 2015 arrivano le prime modifiche alla bozza del nuovo regime forfettario: il limite dei ricavi previsti per i professionisti da 15.000 aumenterà a 20.000.

Come noto, il disegno di legge di stabilità 2015 contiene una profonda riforma dei regimi fiscali agevolati. Secondo la bozza del testo legislativo approvata dal governo, dal 1° gennaio 2015 verranno abrogati l’attuale “Regime dei minimi” e il regime delle “nuove iniziative produttive” per essere sostituiti da un nuovo regime semplificato.

Tra gli oltre 3.600 emendamenti presentati alla Legge di Stabilità ve n’è uno a firma Enrico Zanetti (Sottosegretario all’Economia) che richiede delle modifiche al testo originale proprio per quanto riguarda le nuove disposizioni in termini di partite Iva e regime agevolato, emendamento che come tutti gli altri sarà sottoposto al vaglio delle due Camere.

“Incrementare le soglie dei ricavi o compensi previste nell’allegato 4” è quanto richiesto dall’emendamento. Lo scopo è “ampliare i soggetti beneficiari”. L’obiettivo del sottosegretario è dettato dal fatto che “ricevo sempre più domande di freelance, giovani professionisti e piccoli lavoratori autonomi della conoscenza ansiosi di sapere se hanno concrete possibilità di passare gli emendamenti di Scelta Civica al regime dei minimi, per correggere il mix del nuovo tetto massimo di fatturato e 15% di imposta sostitutiva che li estromette di fatto dai soggetti agevolati”. (altro…)

Il D.P.R. n. 247 del 23 luglio 2004, mira ad eliminare la consistente presenza negli archivi delle Camere di commercio delle imprese inattive, la quale comporta inutili oneri amministrativi e finanziari per la gestione dei registri, provoca elementi di incertezza nel regime di pubblicità delle imprese e distorce i dati sulla realtà economica del Paese. Il decreto mira pertanto alla cancellazione d’ufficio dal registro delle imprese di posizioni individuali e societarie non più attive previsto dalla Legge n. 340 del 2000. Con particolare riferimento all’art. 3 del sopra evidenziato decreto, viene sancita la cancellazione della società semplice, della società in nome collettivo e della società in accomandita semplice. Il procedimento per la cancellazione è avviato quando l’ufficio del registro delle imprese rileva una delle seguenti circostanze:

  • irreperibilità presso la sede legale;
  • mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi;
  • mancanza del codice fiscale;
  • mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi;
  • decorrenza del termine di durata, in assenza di proroga tacita.

I soggetti abilitati a rilevare le circostanze evidenziate sono solamente l‘Ufficio del Registro delle Imprese ed altri pubblici uffici come evidenzia di seguito l’articolo, ma sembrerebbe non potersi escludere la possibilità di segnalazione da parte di privati se corredata da comprovante documentazione. Rimane comunque fermo il principio per cui l’iniziativa della cancellazione spetta al Registro delle Imprese.  (altro…)

C’è una questione attinente al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile che, sulla base dell’attuale formulazione del Ddl. di stabilità 2015, dovrebbe interessare anche il prossimo regime fiscale agevolato per autonomi che potrà essere applicato dal 2015.
Il dubbio riguarda il requisito della novità dell’attività intrapresa, in base al quale il contribuente non deve aver esercitato nessuna attività d’impresa, arte o professione, anche in forma associata o familiare, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività per cui si intende adottare il regime agevolato.
Si ricorda che nel nuovo regime, operativo dal 2015, tale requisito, unitariamente a quello relativo alla “mera prosecuzione”, non rappresenta elemento necessario ai fini dell’accesso, bensì consente solo di ridurre di un terzo il reddito su cui applicare il coefficiente di redditività per i primi tre anni di attività.
Ci si chiede, in particolare, come il requisito in questione debba essere considerato nel caso di avvio di una seconda attività d’impresa o di lavoro autonomo da parte del soggetto che già si avvalga del regime agevolato. Se il requisito dovesse essere verificato anche per la seconda attività, si verificherebbe una preclusione al regime rispetto a quest’ultima dato lo svolgimento di un’attività d’impresa o lavoro autonomo nei tre anni precedenti. Tale conclusione, frutto di un’applicazione rigorosa della norma, non è sostenibile.
È assodato che il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile sia applicabile in caso di esercizio contemporaneo di due o più attività. L’art. 2 comma 1 lett. b) del DM 2 gennaio 2008 specifica che, in caso di esercizio contemporaneo di più attività, per il computo del limite dei ricavi o compensi (pari a 30.000 euro), si assume la somma dei ricavi e compensi relativi alle singole attività (nel nuovo regime agevolato per autonomi, in caso di esercizio contemporaneo di più attività, si assume come limite massimo di ricavi o compensi il più elevato tra quelli previsti dall’apposita Tabella per le attività svolte). (altro…)

Studi di settore, parte il restyling

Restyling degli studi di settore. Addio (in prospettiva) agli scontrini fiscali con la tracciabilità. Più impulso alle autocorrezioni grazie al nuovo ravvedimento lungo. Disciplina dell’abuso del diritto (ormai in dirittura d’arrivo) per dare maggiori certezze a fisco e imprese. Contrasto sempre più specializzato alle frodi interne e internazionali. Sono le direttrici tracciate dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in un seminario sulla lotta all’evasione che si è svolto ieri in commissione Finanze alla Camera.
Per gli studi di settore stavolta non si tratterà solo di un aggiornamento per tener conto della (peggiorata) situazione economica ma di un cambiamento di filosofia nell’utilizzo dello strumento. Da un lato, dovrà essere sempre più utilizzato per “accompagnare” alla compliance i contribuenti. Dall’altro, la funzione di accertamento in senso stretto, ormai scemata da qualche anno (nel 2013 gli accertamenti sono stati poco meno di 11mila con una riduzione di circa due terzi rispetto al 2010) anche per effetto delle sentenze a sezioni Unite della Cassazione del dicembre 2009, lascerà il posto a un ruolo più di aiuto a una più mirata identificazione dei soggetti da sottoporre a controllo. «Studi di settore profondamente rinnovati – ha affermato il numero uno delle Entrate – possono rappresentare un efficace strumento per indicare preventivamente il potenziale risultato, anche fiscale, che deriva dall’impiego dei fattori della produzione». Inoltre, a suo avviso, «gli studi rivisitati possono costituire un valido ausilio alle imprese per la propria crescita e la corretta gestione». E, in questo modo, «si esalta la capacità di utilizzo dello strumento quale ausilio alla selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo». Ma c’è di più. Perché la rivisitazione degli studi potrebbe andare di pari passo con una rimodulazione della platea dei soggetti (attualmente circa 3,6 milioni tra imprese e professionisti) obbligati a compilare Gerico. In tal senso va la riforma del regime dei minimi nel Ddl di Stabilità (ricordata dalla stessa Orlandi nel corso del suo intervento) che potrebbe “attrarre” nuove mini-partite Iva nell’area dell’esenzione dagli studi di settore. (altro…)

Con l’approvazione definitiva del decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali cambiano volto le comunicazioni delle operazioni IVA con i paradisi fiscali disciplinate dall’art. 1 del DL 40/2010. Le novità riguardano la periodicità, che passa da mensile o trimestrale ad annuale, e la soglia minima al di sotto della quale il monitoraggio non è obbligatorio, elevata da 500 euro a 10.000 euro; entrambe le novità si applicano alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento, che salvo improbabili ritardi nella pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dovrebbe essere il 2014.
Anche a seguito delle suddette novità rimangono, però, punti dubbi che è opportuno riepilogare.
Il primo riguarda proprio la decorrenza: se la periodicità passa ad annuale dal 2014, ciò significa che a rigore imprese e professionisti dovranno presentare una comunicazione “riepilogativa” di tutto il 2014, dopo avere già presentato ormai la gran parte delle comunicazioni su base mensile o trimestrale. Se l’Agenzia delle Entrate riterrà, con un’apertura che potrebbe essere auspicabile, che la presentazione di tutte e 12 le comunicazioni relative al 2014 (o tutte e 4, per i soggetti trimestrali) si possa considerare “sostitutiva” della nuova comunicazione annuale, potrebbe quindi risultare opportuno continuare ad osservare le vecchie scadenze sino a tutto il 2014 (in caso contrario, nella comunicazione annuale occorrerà fare una “cernita” delle operazioni superiori a 10.000 euro già comunicate). Di converso, la comunicazione annuale potrebbe essere opportuna per inserire movimenti (superiori a 10.000 euro) non comunicati per errore nei modelli mensili o trimestrali. (altro…)

Il nuovo “regime fiscale agevolato per gli autonomi” deve essere rivisto, sia per il rischio di accrescere l’incentivo a occultare parte dei ricavi al fine di rimanere entro le soglie stabilite, sia perché sarebbe necessario un intervento sul loro ammontare. In sintesi, sono queste due delle criticità della disposizione in materia nel Ddl. di stabilità evidenziate nel corso delle oltre 20 audizioni svoltesi tra lunedì e ieri in Commissione Bilancio alla Camera, dove questa settimana è cominciato l’esame del provvedimento (A.C. 2679-bis).
L’art. 9 del Ddl., attuando una parte dei contenuti delle legge delega di riforma fiscale (L. n. 23/2014) istituisce, per gli esercenti attività d’impresa e arti e professioni in forma individuale, un regime forfetario di determinazione del reddito da assoggettare a un’unica imposta sostitutiva di quelle dovute con l’aliquota del 15%. Per accedere al regime agevolato (che costituisce il regime “naturale” per chi possiede i requisiti) sono previste soglie di ricavi diverse a seconda del tipo di attività esercitata. Tali soglie variano da 15.000 euro per le attività professionali a 40.000 per il commercio.
Nel dettaglio, dal 2015, il nuovo regime dovrebbe sostituire i regimi “di favore” vigenti, ossia il regime agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo, il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, il regime contabile agevolato (per gli “ex minimi”). Nel nuovo regime, poi, si prevede una specifica disciplina di vantaggio per chi inizia una nuova attività: per i primi tre anni il reddito imponibile è ridotto a un terzo.
Al nuovo regime unico, dunque, si dovrebbe poter accedere in caso di ricavi o compensi non superiori a soglie predeterminate (in base ai codici ATECO relativi all’attività esercitata) e spese per lavoro accessorio e beni strumentali rispettivamente non eccedenti i 5 mila e 20 mila euro. In particolare, per i professionisti, il limite massimo di ricavi o compensi scenderebbe da 30 a 15 mila euro, mentre l’aliquota applicata verrebbe portata al 15% (anziché il precedente 5%). I costi sostenuti, inoltre, non si potrebbero dedurre singolarmente, ma verrebbero calcolati a forfait, in base a un codice di redditività che, per i professionisti, sarebbe pari al 78%. (altro…)

La comunicazione telematica delle lettere d’intento sarà effettuata direttamente dall’esportatore abituale a partire da quelle relative al 2015. Il fornitore potrà quindi emettere fatture senza addebito di Iva dopo aver ricevuto dall’esportatore abituale (e riscontrato telematicamente) la lettera d’intento e la relativa ricevuta telematica. L’articolo 20 del decreto semplificazioni, approvato definitivamente giovedì scorso, riscrive completamente la procedura attraverso cui l’esportatore abituale può beneficiare dell’acquisto di beni e servizi in regime di non imponibilità Iva. In particolare, viene abolito l’obbligo di comunicazione dei dati delle dichiarazioni d’intento ricevute da parte del fornitore dell’esportatore abituale.
La comunicazione telematica da parte dell’esportatore deve essere effettuata per le lettere d’intento che esplicano efficacia a partire dal 2015. Pertanto, letteralmente, dovrebbero rientrarvi anche quelle eventualmente emesse alla fine del 2014, ma relative a operazioni da effettuarsi a partire dal 1° gennaio 2015.
Una volta inviata la comunicazione, l’agenzia delle Entrate rilascia la ricevuta. L’esportatore abituale, al fine di richiedere la non applicazione dell’Iva al proprio fornitore/prestatore, gli consegna il modello trasmesso telematicamente e la ricevuta. Solo dopo aver ricevuto e controllato questi documenti il fornitore/prestatore potrà emettere fattura senza l’addebito di Iva, con la dicitura «operazione non imponibile». (altro…)