Mirko Di Maria

Con 156 voti favorevoli, 78 contrari e un’astensione, il Senato ha approvato in via definitiva il Ddl. n. 1779 di conversione del DL n. 192/2014 (“Milleproroghe”), nel testo già licenziato dalla Camera, sul quale la Ministra per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, aveva posto la questione di fiducia.
Visti i tempi risicati – il DL deve essere convertito entro il 1° marzo – era pressoché scontato che il Governo richiedesse nuovamente la fiducia, dopo quella posta alla Camera, su un testo “blindato”, a cui ora, quindi, manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il provvedimento dispone l’estensione, anche per il 2015, del regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e, per i professionisti “senza Cassa” iscritti in via esclusiva alla Gestione separata INPS e non pensionati, l’esenzione, anche per quest’anno, dall’innalzamento della contribuzione, grazie all’applicazione dell’aliquota contributiva previdenziale del 27% – già vigente nel 2013 e 2014 – al posto di quella del 30%. (altro…)

Con un emendamento al decreto Milleproroghe è stata rinviata al 2016 l’abolizione della comunicazione dati IVA e della possibilità di presentare la dichiarazione IVA annuale nell’ambito del modello UNICO. Il disegno di legge di conversione del D.L. n.192/2014 ha così differito all’anno 2016 la semplificazione introdotta dalla legge di Stabilità per il 2015. Il 2014 rappresenta, quindi, il penultimo anno per il quale deve essere presentata la comunicazione dati. Entro il 2 marzo prossimo (in quanto il 28 febbraio 2015 cade di sabato), dovrà essere trasmessa la comunicazione dati, salvo che la dichiarazione annuale sia presentata, in via autonoma, entro la stessa data.

La legge di Stabilità 2015 (art. 1, comma 641, legge n. 190/2014) ha abrogato la comunicazione annuale dati IVA, di cui all’art. 8-bis del D.P.R. n. 322/1998, a decorrere dalla dichiarazione relativa all’IVA dovuta per il 2015; ora l’emendamento al decreto Milleproroghe (D.L. n. 192/2014) ha differito questa semplificazione all’anno 2016.
Il 2014 rappresenta, pertanto, il penultimo anno per il quale deve essere presentata la comunicazione dati. Entro il 2 marzo 2015 (in quanto il 28 febbraio 2015 cade di sabato), quindi, dovrà essere trasmessa la comunicazione dati, salvo che la dichiarazione annuale sia presentata, in via autonoma, entro la stessa data.
Sempre a decorrere dal periodo d’imposta 2015, l’art. 1, comma 641, legge n. 190/2014 ha stabilito che la dichiarazione annuale non potrà più essere presentata nell’ambito del modello UNICO. Anche tale novità è stata rinviata al 2016, per cui la dichiarazione IVA relativa al 2014 è la penultima che può essere trasmessa, entro il 30 settembre 2015, all’interno del modello UNICO. (altro…)

L’obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti sussiste a condizione che, tra i diversi e necessari requisiti previsti dalle norme di legge, i titolari o i soci partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.

Sull’obbligo di iscrizione del socio con più attività, è utile richiamare la circolare 78/2013, con la quale l’Inps interviene in maniera concreta e decisa sull’annosa questione della contribuzione del socio amministratore di Srl. Osserviamo subito come l’attività lavorativa che dà luogo all’obbligo di iscrizione può avere tanto un contenuto organizzativo–direzionale, quanto meramente operativo. Inoltre, in entrambi i casi, il contenuto della prestazione lavorativa deve essere svolto con una modalità di prevalenza. Quindi, l’attività organizzativa o direzionale deve essere svolta con la partecipazione prevalente dei componenti della società e, in questo caso, il criterio della prevalenza impone che tale attività sia affidata nella maggior parte del suo contenuto ai soci; ovvero, l’attività operativa del singolo socio deve essere, oltre che abituale, prevalente, e in questo secondo caso, il criterio della prevalenza presuppone che lo stesso soggetto svolga almeno due attività, ciascuna delle quali preveda in astratto l’obbligo di iscrizione alla Gestione artigiani, commercianti o coltivatori diretti. Tra queste plurime attività di lavoro, l’Inps giudica prevalente quella alla quale il soggetto dedica personalmente la maggior quantità di tempo ed iscrive il soggetto nella unica, relativa gestione; ma la giurisprudenza ha anche suggerito un criterio analogo, per il quale l’attività prevalente è quella che produce il reddito più elevato. (altro…)

Esonero IRAP per i professionisti con dipendenti

L’IRAP è proprio un’imposta che non trova pace. L’ormai nota sentenza della Corte Costituzionale n. 156/2001 ha affrontato la questione di legittimità costituzionale dell’imposta e ha di fatto aperto la strada all’infinito contenzioso da parte dei lavoratori autonomi che si ritenevano privi di autonoma organizzazione e, quindi, esonerati dal pagamento del tributo. Numerose sono state le sentenze contrastanti; talune hanno dato ragione all’Amministrazione Finanziaria (poche, a dire il vero) e altre hanno, invece, accolto i ricorsi dei contribuenti. Due questioni ruotano attorno al concetto di autonoma organizzazione: l’impiego di rilevanti beni strumentali e l’impiego di personale. Dopo numerose sentenze che, pur lasciando la decisione al prudente apprezzamento del giudice di merito, avevano delineato gli elementi distintivi sul concetto di “beni strumentali di rilevante entità”, restava aperta la questione dell’impiego di personale (dipendenti o collaboratori) e quindi se il professionista che si avvalesse, in via non occasionale, dell’ausilio di terzi fosse o meno assoggettato al tributo. Le sentenze n. 22020 e 22022 del 25.09.2013 avevano aperto uno spiraglio per il rimborso IRAP per quei professionisti che disponevano di un dipendente che aveva solo mansioni esecutive che non erano di per sé tali da consentire al professionista di ottenere un valore aggiunto. (altro…)

Nella web vetrina del dipartimento delle Finanze è pubblicato il decreto ministeriale con le modalità attuative dello split payment, il meccanismo introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (articolo 1, comma 629, lettera b, legge 190/2014) in base al quale, riguardo alle operazioni per le quali l’Iva è esigibile a partire dall’1 gennaio 2015, le Pubbliche amministrazioni (Stato, organi dello Stato anche se dotati di personalità giuridica, enti pubblici territoriali e loro consorzi, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, istituti universitari, unità sanitarie locali, enti ospedalieri, enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, enti pubblici di assistenza e beneficenza, enti di previdenza), se non debitrici d’imposta, a fronte di cessioni o prestazioni ricevute, pagano ai fornitori il solo corrispettivo senza l’Iva, che poi versano direttamente all’erario.
I contenuti del Dm attuativo erano stati anticipati con un comunicato Mef del 9 gennaio scorso (vedi “Split payment già dall’1 gennaio. Tre modalità per versare l’imposta”). Ora sono ufficiali e dettagliatamente descritti in una relazione illustrativa, anch’essa in Rete. (altro…)

La L. 190/2014 ha introdotto, con effetto dal periodo d’imposta 2015, l’integrale deducibilità del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla base imponibile del tributo regionale: è stato, inoltre, introdotto un credito d’imposta per i contribuenti che non si avvalgono di lavoratori dipendenti, ed abrogata la riduzione delle aliquote Irap.

L’art. 1, c. 20 della legge 190/2014 ha integrato l’art. 11, D.Lgs. 446/1997, inserendo – con effetto a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2014 – il c. 4-opties, secondo cui fermo restando quanto previsto dal predetto art. 11 del Decreto Irap, e in deroga agli articoli precedenti, per i soggetti che determinano il valore della produzione netta del tributo regionale ai sensi degli artt. da 5 a 9, D.Lgs. 446/1997, è ammessa in deduzione la differenza tra il costo complessivo per il personale a tempo indeterminato – anche parziale (orizzontale, verticale o misto) – e le deduzioni spettanti a norma dell’art. 11, c. 1, lett. a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater, D.Lgs. 446/1997 (contributi assicurativi obbligatori, assistenziali e previdenziali, deduzione base e maggiorata, ecc.). Tali modifiche normative incidono, pertanto, anche sull’Irap – relativa al costo del lavoro – deducibile dal reddito ai fini dell’Ires o dell’Irpef, per effetto della modifica operata dall’art. 1, c. 24, Legge 190/2014 all’art. 2, c. 1, D.L. 201/2011.  (altro…)

Nuovo regime fiscale agevolato per autonomi sotto la lente dell’Amministrazione finanziaria: l’Agenzia delle Entrate, infatti, ha fornito indicazioni al riguardo, con particolare riferimento ai criteri di computo del limite per i beni strumentali, in risposta ai quesiti del Videoforum organizzato da Italia Oggi il 22 gennaio 2015.
Si ricorda che, per accedere al nuovo regime:

  • i ricavi/compensi relativi all’anno precedente non devono eccedere determinati limiti (da 15.000 a 40.000 euro);
  • le spese per lavoro dipendente sostenute nell’anno precedente non devono superare i 5.000 euro;
  • il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, per beni mobili strumentali alla chiusura dell’anno precedente, non deve superare 20.000 euro;
  • i redditi d’impresa o di lavoro autonomo devono essere prevalenti rispetto a quelli di lavoro dipendente o assimilato eventualmente percepiti.

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Il nuovo meccanismo di versamento dell’Iva allo Stato direttamente da parte della Pubblica amministrazione (cliente), cosiddetto split payment, non si applica ai «professionisti soggetti a ritenuta d’acconto», nonostante la norma escluda letteralmente solo i «compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito». L’interpretazione è arrivata ieri dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, con un comunicato stampa.
La Legge di Stabilità 2015 non ha modificato il momento e le modalità di emissione della fattura per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, effettuate allo Stato e agli enti pubblici territoriali, quindi, rileva il momento di effettuazione dell’operazione e si applicano le generali regole sull’Iva. In generale, questa continua ad essere addebitata in fattura, a meno che non si applichi il reverse charge, che dal 1° gennaio 2015 interessa anche le «prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici» (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Anche la generale regola dell’esigibilità differita non è stata modificata, anche se nella sostanza è stata neutralizzata in capo al fornitore del bene o al prestatore del servizio (articolo 6, comma 5, Dpr 633/72). La novità, invece, sta nel fatto che la Pa non pagherà più l’imposta al fornitore o al prestatore, ma la verserà direttamente allo Stato. La norma, però, prevede che queste nuove regole non si applichino “ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito” (articolo 17-ter, comma 2, dpr 633/1972). Gli esercenti arti e professioni, però, sono soggetti alle ritenute d’acconto e non a quelle d’imposta. (altro…)

La legge di stabilità 2015, art. 1 comma 629, ha disposto che gli enti pubblici non debbano più pagare l’IVA ai fornitori, ma che debbano versarla direttamente all’Erario con modalità ancora in via di definizione. Non sono interessati dalla disciplina i fornitori che emettono fatture con ritenuta d’acconto, così come quelli che effettuano operazioni soggette al meccanismo del reverse charge.
Il comunicato stampa n. 7/2015 del MEF (si veda “Split payment per le fatture emesse dopo il 1° gennaio 2015” del 10 gennaio) ha precisato che “è in fase di perfezionamento il decreto … in materia di scissione dei pagamenti (split payment)”. Nel chiarire che la nuova disciplina si applica alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015, ha fornito alcune sommarie indicazioni per gli enti pubblici, ma ha lasciato del tutto privi di indicazioni i fornitori.
La norma entra quindi in vigore senza il supporto essenziale di chiarimenti e procedure attuative. Se è vero che la nuova disciplina si applica alle operazioni fatturate dal 1° gennaio le quali, purtroppo, saranno oggetto di pagamento fra molti mesi, allo stesso modo è vero che le fatture devono essere emesse e registrate dal 1° gennaio.
In particolare, le modifiche introdotte comportano adeguamenti rilevanti e immediati sulle procedure informatiche, imponendo una nuova modalità di emissione e contabilizzazione delle fatture. Qualsiasi adeguamento informatico richiede però tempo per lo sviluppo e la formazione degli operatori.
Infatti la fattura dovrà continuare ad esporre l’IVA, mentre l’importo dell’IVA dovrà presumibilmente essere totalizzato nel piede della fattura insieme all’imponibile, ma, come per le fatture con ritenuta d’acconto, dovrà essere prevista una riga per lo storno dell’IVA stessa così che sia possibile esporre un “netto a pagare” senza IVA. Inoltre, sarà opportuno che la fattura rechi una dicitura di specificazione, quale ad esempio “Art. 17-ter DPR 633/72 – IVA da versare a cura del committente/cessionario”.
La fattura dovrà quindi essere annotata nei registri IVA, esponendo imponibile e IVA, ma avendo cura di utilizzare un codice IVA che qualifichi esattamente la casistica, sia per effettuare correttamente la liquidazione periodica (che deve ignorare suddetto codice), sia per compilare la dichiarazione IVA. Questo tipo di operazioni, rientrando nel volume d’affari, dovrà essere totalizzato a parte nei righi che saranno a tal fine istituiti nella dichiarazione annuale IVA 2016.
Infine, la fattura con split payment dovrà essere registrata sul libro giornale. Anche in questo passaggio non si può utilizzare l’ordinario conto “IVA a debito”. Si dovrà invece istituire uno specifico conto (ad es. “IVA ex art. 17-ter DPR 633/72”) che non confluirà nell’articolo di liquidazione periodica dell’IVA, ma andrà a chiudere il cliente per pari importo, in modo da ridurre il credito verso il cliente all’importo che questi dovrà effettivamente pagare al fornitore. Le scritture potrebbero essere due: in dare “Comune Alfa” per 122 euro, in avere “Ricavi” per 100 e “IVA ex art. 17-ter DPR 633/72” per 22; in dare “IVA ex art. 17-ter DPR 633/72” per 22, in avere “Comune Alfa” per 22 euro (in tal senso si veda la nota operativa della Fondazione nazionale dei commercialisti diffusa ieri).
I maggiori problemi emergono però dal punto di vista finanziario. Non incassando più l’IVA dal cliente, le imprese che lavorano in via prevalente con la P.A. tenderanno a diventare creditori IVA “cronici”. Questo effetto collaterale non è sfuggito al legislatore, che ha affidato al Ministro dell’Economia un provvedimento per inserire i destinatari della norma in commento tra coloro per i quali il rimborso IVA è eseguito prioritariamente.
Ancorché prioritario, il rimborso sarà soggetto alla necessità di produrre adeguata documentazione, richiederà tempi tecnici per l’istruzione della pratica e avverrà comunque limitatamente ai crediti rimborsabili relativi alle medesime operazioni. Dunque le operazioni in esame è opportuno che sin da subito siano contabilizzate separatamente, al fine di poter fornire facilmente i conteggi e la documentazione che saranno richiesti dall’Agenzia. Infine, dovrà essere chiaro, e ad oggi pare non esserlo affatto, che le operazioni soggette a split payment concorreranno ai requisiti richiesti dagli artt. 30 e 38-bis del DPR 633/72 per i rimborsi immediati. In caso contrario, le imprese che dovessero andare a credito per effetto di questa norma, dovranno attendere tre anni per accedere al primo rimborso.
Anche in tema di compensazioni, rispetto all’incasso dell’IVA dal cliente, la situazione risulterà di molto più complicata, entrando in campo sia il tema dell’asseverazione che quello del limite annuale di 700.000 euro (si veda la lettera di oggi, “Fermate lo split payment!”). In caso di IVA al 22%, questo limite corrisponde a un imponibile di operazioni passive pari a 3.181.818,18 euro, dunque 700.000 euro di credito è un importo tutt’altro che impossibile da raggiungere, specie se le operazioni attive sono tutte nei confronti della P.A.

Di Giancarlo Allione
Tratto da
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Il 28.11.2014 è stato pubblicato in G.U. il D.Lgs n. 175 del 21.11.2014 (decreto Semplificazioni fiscali) ed entrerà in vigore, come previsto dall’art. 67 Cost, 15 giorni dopo la sua pubblicazione, quindi dal prossimo 13 dicembre. Per quanto riguarda la modifica delle disposizioni in merito alle comunicazioni black-list (art.21 del decreto) nel passaggio da schema di decreto legislativo a decreto legislativo pubblicato in Gazzetta è stata aggiunta una frase: il limite quantitativo che fa scattare l’obbligo della comunicazione non è più di € 500,00, ma vanno comunicate tutte le operazioni il cui importo complessivo annuale è superiore a 10.000 euro. Nello schema, invece, la previsione era un semplice scambio numerico da “500,00” a “10.000,00”, quindi la frase risultava “di importo superiore a € 10.000,00″. Questa precisazione letteralmente si potrebbe supporre indichi la volontà del legislatore di far scattare l’obbligo della comunicazione quando il cumulo complessivo di tutte le transazioni (anche verso più soggetti) sia maggiore a 10.000,00; tuttavia, tale interpretazione andrebbe contro l’ottica di semplificazione, filo conduttore e motivo della delega da cui è nato il decreto. Quindi, parrebbe ragionevole supporre che il limite di 10.000,00 sia riferito a operazioni intercorse col medesimo soggetto e, a sostegno di tale ipotesi, si pone anche la circolare Assonime 11/2012 che riporta la suddetta interpretazione riferendosi ovviamente al vecchio limite dei 500,00 euro. Inoltre, è stata modificata anche la cadenza della comunicazione, che passa da mensile/trimestrale ad annuale. (altro…)